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LA CHIESA DI S. SILVESTRO DEL MONTE


San Silvestro La chiesa è citata la prima volta nel Chronicon Farfense, compilato da Gregorio di Catino (1062-1133), da cui si apprende che la chiesa di S. Silvestro, ed il suo territorio, appartenevano al Monastero benedettino di S. Stefano protomartire in Lucania, attuale comune di Tornareccio, i cui ruderi sono ancora visibili tra Collecentuomini e Torricchio.

Il 22 giugno dell'anno 829, con decreto stilato ad Aquisgrana, Ludovico il Pio, quarto figlio legittimo di Carlo Magno, ed il figlio Lotario, donarono il monastero di S. Stefano ed i suoi possedimenti, compreso il castellum de Atissa e la curte de monte Sancti Silvestri cum ipsa ecclesia, all'imperiale Abbazia di Farfa, in Sabina, ora provincia di Rieti.

La donazione venne confermata più volte: dallo stesso Lotario I nell'832, da Ottone I nel 967, da Ottone II nel 981, Ottone III nel 996 e 998.

Con la venuta dei Longobardi, si insedia a Chieti la dinastia degli Attonidi, e la città diventa una potente ed estesa Contea, che i conti longobardi fanno coincidere con una vasta diocesi, accorpando anche numerosi possedimenti farfensi.

Nel 1027 gli Attonidi acquisirono dal monastero di S. Stefano il Castello di Atessa, per farne un potente polo politico, economico e strategico; vi fecero costruire nell'abitato anche una cappella di famiglia per la sepoltura, introducendovi il culto di S. Leucio, venerato dai longobardi, siglando cosi l'appartenenza di Atessa al Ducato di Benevento, dove il santo è ancora venerato.

Gli Attonidi conti teatini Trasmondo I ed il figlio Trasmondo II, potenziarono anche l'abbazia di S. Giovanni Venere, con terre, castelli e rendite, tra i quali il Castello (Castrum=centro abitato fortificato) di Monte S. Silvestro.

Con l'invasione dei Normanni, la Contea di Chieti passa ad Ugo Malmozzetto, che si appropria nel 1061 di vasti territori e di Monte S. Silvestro. Roberto di Loritello, insediandosi a Chieti, catturò il conte Trasmondo III, per la cui liberazione pretese tutto il territorio frentano.
Un secolo dopo, papa Alessandro III (1159-1181) da Anagni, con Breve del 16 giugno 1176, confermava a Odorisio, abate di S. Giovanni in Venere, tutti i possedimenti, compreso Monte S. Silvestro.

Con l'arrivo dei francesi Angioini, i castelli di Monte S. Silvestro, Paglieta, Pili, Monteodorisio ed il Casale di Castiglione (S. Lorenzo di Vasto), in contiguità territoriale, il 12 marzo 1269, furono assegnati da Carlo I D'Angiò a Sordello da Goito, poeta citato da Dante nell'Antipurgatorio della Divina Commedia, alla cui morte, sopraggiunta solo pochi mesi dopo, passarono a Raul De Courtinay, detto “Cortinaccio”, Conte di Chieti.

Nel 1304 ne era titolare Isnardo De Motta e nel 1343 la potente famiglia Caldora, grande sostenitrice degli angioini contro gli aragonesi al trono di Napoli, e dato in uso al monastero di S. Pietro confessore, nella contrada di S. Comizio di Archi.

Antonio Caldora, il 15 agosto 1366, vendette il territorio di S. Silvestro e Castelluccio al Comune di Atessa, per la somma di 1150 ducati d'oro, atto ratificato dalla regina Giovanna I D'Angiò il primo luglio 1367: del castello di S. Silvestro non restava più niente, se non un piccolo casale di contadini, abbandonato dai suoi abitanti nel 1389 a causa di un'epidemia.

Da allora il territorio, tra alterne vicende, è rimasto patrimonio di Atessa, uno dei quattro feudi rustici, con Pili, Archiano e Butino, che deteneva con il titolo di Baronessa.

Nella visita pastorale ad Atessa del cardinale Castruccio, arcivescovo di Chieti, effettuata nel 1587, è attestata l'esistenza di un Beneficio Semplice di S. Silvestro (prestazioni cultuali occasionali retribuiti ogni volta), posseduto dal sacerdote Andrea Masciarelli, su conferimento dei Colonna, feudatari di Atessa.

Con Carlo III di Borbone
, inizia il lento decadimento dei privilegi feudali, ed il vasto territorio demaniale del Comune, finisce a poco a poco in mano ad alcune famiglie borghesi atessane.

Divenuto sindaco Francescantonio Marcone, nel biennio 1788-1790, continuando l'opera del padre Domenico, entra in possesso del feudo di S. Silvestro, compiendo una serie di trasformazioni, tra cui l'abbattimento della chiesa di S. Silvestro, sulla cima del monte, costruita dal Comune e di sua esclusiva proprietà, per rifarla nel 1789, con gli stessi materiali, accanto la sua abitazione, ai piedi dello stesso monte, trasferendovi il quadro del santo.

Da allora la famiglia Marcone eserciterà sulla chiesa lo “Jus Patronatus”, con diritto di nomina del cappellano.

Questa seconda chiesa di S. Silvestro, è citata nelle visite pastorali del 1800 anche come chiesa di S. Vincenzo Ferreri, testimonianza dell'antica devozione al Santo.

La seconda chiesa di S. Silvestro rimase in funzione fino all'apertura dell'attuale chiesa di S. Vincenzo, nel 1860, dopo la quale venne sconsacrata e ridotta ad uso profano, inglobata nell'ampliamento che la famiglia Marcone fece al palazzo.

I locali della chiesa sono ancora riconoscibili nella rimessa degli attuali proprietari. Della prima chiesa sulla cima del monte, resta ancora il perimetro delle mura, all'angolo del quale è issata la grande croce di ferro.

San Silvestro


Don Claudio
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